Da gentlemen quali siamo non abbiamo accettato il baratto ma ci siamo dilettati nel gettare uno sguardo distratto alla tappa del Gran Premio di Formula 1 trasmessa in tv. Ma si, concediamocelo!!Senza ulteriori indugi abbiamo in seguito puntato dritti verso Villanova/Pietracuta per poi fare dietro-front per tornare a San Sepolcro. Sosta energetica a Libiano, quota 380 m, e poi di nuovo salita, ora per fortuna leggera, da Ponte Messa fino al Passo di Viamaggio. 15 Km pedalabilissimi con pendenza media al 3% che gradatamente aumenta fino a raggiungere il 9% finale.
Oramai i passati ed eroici sforzi delle ore precedenti sono sfumati in un ricordo lontano; tanto lontano da farci godere a pieno gli, a dir poco entusiasmanti, 15 Km di bellissima quanto divertente discesa che ci ha accompagnato sino a San Sepolcro. Veniva naturale scendere......senza brusche frenate o improvvisi cambi di direzione si percorrevano chilometri senza accorgersene, si disegnavano immaginarie coreografie quasi fosse una danza al cui ritmo ci assoggettavamo tutti spontaneamente. All'unisono. Ognuno di noi era, in quell’ istante, non più singola realtà ma parte di un tutto.
Ed è stato questo probabilmente l'ultimo pensiero che ci si e' affacciato alla mente nel momento dell'arrivo, dopo aver superato l'ultimo faticoso strappo finale prima del convento, tra gli sguardi sfuggenti ed emozionati che ci lanciavamo in silenzio, nella luce color arancio di un indimenticabile tramonto toscano.

di Massimo Orsini

Aprile 2006

Un trionfo di emozioni! Non si potrebbe definire altrimenti. Giro di Toscana. Partenza San Sepolcro e ritorno San Sepolcro per un totale di 175 Km con pendenze che arrivano al 19% e uno strappo finale al 15% per più di 500m. Dislivello totale: 3150 m. Per la nostra piccola falange, momentaneamente distaccata dal gruppo Caldaro di Roma di cui fa parte, armata solo di velocipedi e tanta voglia di correre, e' stata un'impresa indimenticabile: la genesi della nostra storia.
Il nostro gruppo formato da Eugenio, Massimo, Virgilio, David, Luca e Luchetto, cicloturisti appassionati, si e' cimentato nella giornata del 22 aprile in una granfondo ideata da noi stessi, laddove non c'erano ne' premi, ne' riconoscimenti, ne' pubblico ne' interviste, ne sponsor ne telecronisti, ma solamente noi sei con tutta la voglia di sperimentare, scoprire, conoscersi, sfidarsi e soprattutto pedalare.Anche la scelta dell'alloggio è stata coerente al rigore sportivo di un "ciclismo d'altri tempi": Un convento di frati appena fuori San Sepolcro con stanze minute ma candide che si affacciano su ordinati vigneti e scorci panoramici unici e un chiostro all'esterno che rimanda ad epoche antiche in cui il ritmo del tempo si scandiva esclusivamente al rintocco di qualche campana remota.
Il giro di Toscana
Appena arrivati subito turisti per caso nella deliziosa San Sepolcro tra portici, scalinate e passeggiate al corso. Prima di cena sguardo attento e protettivo rivolto ai nostri preziosi "cavalli": piu' di 15000 e rotti euro di biciclette accudite, lucidate e strigliate come fossero autentici purosangue tra le quali spiccava fiammante la nuovissima guarnitura della cinelli onore e vanto di Massimo:una compact Megaexo quasi evocativa dei celeberrimi speroni che spuntavano dalle bighe del cattivo di Ben Hur!Al ristorante la scelta del menù si e' basata su un adeguato approvvigionamento di carboidrati e zuccheri per il necessario rifornimento energetico: pizza capricciosa per Luchetto, il più giovane e scatenato, replicata da Virgilio, ottimo scalatore dal profilo ricordante l'eterno Coppi, mentre Eugenio, grande mangiatore di pizze che tra un boccone e l'altro studia e ricorda altimetrie e pendenze, si è buttato questa volta a pesce su un'invitante piatto di fettuccine. Severamente ammonito, invece, il nostro avvocato Luca per aver ceduto più di una volta durante il pasto all'incontenibile vizio del fumo.
Ma in fondo chi di noi non ne ha? Ritorno al convento nella completa euforia. Il nostro Eugenio ci ha immensamente divertiti improvvisandosi magistralmente cantore di motivi popolari, oramai dimenticati, che in un attimo ci hanno fatto rivivere sensazioni ed emozioni legati all'infanzia: Lu primu curpu la donna cadia....appressu curpu la donna muria....Lanci di sfide, quindi, e canti evocativi, essenziali collanti per la formazione del gruppo, ci hanno condotto nelle nostre stanze dove, una volta rimboccate le coperte, nervosi ed eccitati, con tutti i muscoli del corpo tesi e scattanti già pronti sulla griglia di partenza, abbiamo atteso invano un sonno arrivato per tutti solo alle prime luci dell'alba. "Dormi dottò.. non ci pensà" l'ultimo esasperato monito di Virgilio rivolto al tenerissimo dottorino Davidvirtualmente già alle prese con immaginari tornanti d'asfalto.Nonostante le scarsissime ore di sonno alle spalle, la mattina seguente ci ha trovato comunque svegli, emozionati ed elettrici.

Dopo una colazione principesca, un'ottima partenza nella fresca brezza del mattino che ci ha invitati tutti ad armarci frettolosamente dei manicotti scalda braccia. Eccoci subito davanti ai 15 Km di salita di Bocca Trabaria, affrontata sapientemente al passo, con pendenza media del 4,76% fino a 1049 di altitudine. La discesa seguente ci ha condotti fino a Borgo Pace, quota 469, dove abbiamo cominciato ad inanellare i bellissimi ma poco regolari 5,4 km di salita con pendenza media del 5,33% del Passo di Spugna, dove l'alternarsi di tratti asfaltati e tratti sterrati ci ha costretti ad essere ancora piu' uniti e compatti, dove l'emozione non dialettizzata saliva di livello, dove il gruppo si e' reso conto di essere tale, complice e coeso come mai prima d'ora. Complessi rurali e caratteristiche case in pietra ci hanno accompagnato e catapultato ancora una volta indietro nel tempo dove fascine e legnami si trasportavano a d'orso d'asino e le distanze venivano misurate a passo di mulo.
Si arriva così fino a quota 797m. Qui, dove la salita comincia ad essere meno regolare, Luchetto ed Eugenio completamente in preda all'entusiasmo hanno replicato l'indimenticabile scena dello scambio di borraccia avvenuto tra Coppi e Bartali quando ancora un "ciclismo di altri tempi" permetteva slanci generosi e, almeno ci piace crederlo, autenticamente sportivi. Ancora 3 Km di discesa sterrata e di languide sensazioni sovrapposte però dalla paura per gli improvvisi e non troppo lontani latrati di cani che ci hanno costretti ad aumentare i giri di ruota, ed eccoci affrontare il fatidico e durissimo Passo della Petrella che con i suoi 5 Km di salita con pendenza media al 10,8% e punte al 19% ci ha messo duramente alla prova, costringendoci a sperimentare noi stessi, le nostre reazioni emotive, la nostra tenacia nel non mollare, nello stringere i denti e soprattutto la nostra capacità di amare.....si amare la bicicletta.
L'abbiamo amata anche quando sentivamo, nel duro arrancare, i commenti dei vecchi passanti che si lasciavano sfuggire frasi come "ma e' troppa salita, e' una salita boia!". Una salita ahi noi non completata da tutti. Sfiancati e spolmonati infatti non abbiamo potuto evitare di mettere vergognosamente piede a terra ma ripromettendoci, ognuno in cuor suo, di riprenderci un'adeguata rivincita. Una volta però ritrovata aria nei polmoni, con rinvigorita energia abbiamo rinforcato i pedali e riguadagnata la strada. L'emozione provata all'arrivo ci ha ripagati di tutta la fatica. Il grandioso scalatore che alberga in Virgilio lo ha condotto per primo fino alla cima per poi lasciarlo riposare, nei quindici minuti che ci aveva dato di stacco, sul soffice paradiso d'erba. Il successivo falsopiano di circa 4,5 Km e la visione panoramica che si è aperta ai nostri occhi hanno avuto l'effetto di un balsamo sulle nostre gambe doloranti.
Enormi casolari in pietra e piccoli centri abitati erano diventati oramai per noi paesaggi noti e familiari che salutandoci al nostro passaggio ci hanno accompagnato sulla bellissima salita del Passo della Cantoniera, molto ampia, regolare, lunga ca. 4,5Km con pendenze che arrivano all'8% ma riducono al 3-4% verso la fine dove s'innalza, negl'ultimi 2Km, un bosco che costeggia generoso il sentiero.La discesa verso Carpegna ci ha resi complici e compagni di un copioso gruppo di ciclisti bresciani anch'essi impegnati in una granfondo che li portava verso Riccione. Pedalando per un tratto insieme a loro, abbiamo raggiunto la salita di Serra San Marco con i suoi 4 Km al 7% che ha nuovamente impegnato e provato seriamente il nostro gruppo già stanco ma ancora tenace e desideroso di arrivare comunque alla vetta dove ha potuto ammirare la vista in lontananza della Repubblica di San Marino, tappa ambita da tutti noi e prevista dal percorso originario studiato e programmato da David.
I notevoli sforzi nelle salite precedenti e le impreviste forature non ci hanno, purtroppo, permesso di rispettare la tabella di marcia, provocando grossi ritardi sugli orari predefiniti per completare il giro programmato.Era tardi. Troppo tardi. Di corsa giù per la discesa di San Leo dove, fermatici per i necessari rifornimenti d'acqua, abbiamo preso all'unanimità, non senza rimorsi e pentimenti, la decisione di tornare comunque indietro perchè assolutamente non attrezzati per affrontare un ritorno al buio. Qui, all'interno di un bar, abbiamo allungato ancor più i tempi del ritardo nell'attesa del ritorno di un ciclista tedesco che ci aveva chiesto una pompa in prestito per un suo compagno di ruota rimasto indietro. Come cauzione per una eventuale mancata restituzione il suo contachilometri.
Team l'Orange Ciclismo d'Altri Tempi   http://www.ciclismodaltritempi.it
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